The Bookish Explorer

Rivista letteraria

Menu
  • Recensioni
  • Novità
  • The Wanderer
    • Poesie
    • Short Stories
  • Pop
  • Chi siamo
Menu
Madeline Miller Circe recensione

Madeline Miller – Circe

Posted on 8 Settembre 20268 Settembre 2026 by Stefania

Circe di Madeline Miller: la voce di una donna oltre il mito

Ci sono personaggi della letteratura che conosciamo prima ancora di averli realmente incontrati. Circe è uno di questi. La ricordiamo dai banchi di scuola come la maga dell’Odissea, la donna che, sull’isola di Eea, trasforma i compagni di Ulisse in maiali e che l’eroe, grazie all’aiuto di Ermes, riesce infine a sconfiggere. È un’immagine potente, ma anche terribilmente riduttiva. Nel racconto omerico Circe appare soprattutto attraverso lo sguardo di Ulisse: è la maga, la seduttrice, l’ostacolo che l’eroe deve superare. Madeline Miller parte proprio da questa figura e compie un’operazione di grande ambizione letteraria: le restituisce una storia, una memoria e, soprattutto, una voce.

Miller, scrittrice statunitense e studiosa della cultura classica, ha costruito la propria fortuna letteraria proprio attraverso la rilettura della mitologia greca. Dopo La canzone di Achille, dedicata al rapporto tra Achille e Patroclo, con Circe torna alle fonti antiche per interrogare ciò che esse hanno lasciato in ombra. Il risultato non è una semplice riscrittura dell’Odissea, ma un romanzo di formazione che attraversa generazioni, miti e figure dell’antichità per raccontare il lungo percorso di una donna verso la propria autodeterminazione.

Una dea che non si sente dea

La storia comincia molto prima dell’incontro con Ulisse. Circe nasce nella stirpe di Elios, il dio del Sole, e cresce all’interno di una famiglia divina nella quale tutto sembra essere regolato dalla bellezza, dal potere e dall’apparenza.

Fin dall’infanzia Circe è diversa. Non possiede lo splendore delle altre divinità e soprattutto non condivide la loro superficialità. È curiosa, sensibile, capace di provare compassione per i mortali. Proprio questa sua capacità di sentire diventa la causa della sua emarginazione. In un mondo nel quale gli dèi sono immortali e abituati a considerare gli uomini creature inferiori, Circe appare quasi troppo umana.

Il rapporto con la famiglia è fondamentale per comprendere il personaggio. Il padre Elios è potente ma distante, più interessato al prestigio e alla propria posizione che alla figlia. La madre Perseide è legata alla dimensione dell’apparenza e delle convenzioni. Anche i fratelli e le sorelle appartengono a un universo nel quale il valore di un individuo sembra dipendere dal sangue, dalla bellezza e dalla capacità di esercitare potere.

Circe cresce dunque con la sensazione di non essere abbastanza. Non abbastanza bella, non abbastanza potente, non abbastanza simile agli altri. Questa condizione di esclusione sarà però, paradossalmente, ciò che le permetterà di costruire una propria identità.

La scoperta della magia

La svolta arriva quando Circe scopre di possedere la pharmakeia, l’arte della magia legata alle erbe, alle piante e alla trasformazione della materia. È un passaggio fondamentale perché il suo potere non deriva semplicemente dalla sua nascita divina. Circe deve imparare, osservare, sperimentare, fallire.

La magia diventa così una metafora della conoscenza. Gli altri dèi possiedono il potere per diritto di nascita; Circe deve conquistarlo attraverso il sapere.

La sua prima grande esperienza sentimentale è legata a Glauco, un mortale di cui si innamora. Circe desidera sottrarlo alla condizione umana e alla morte e usa la magia per trasformarlo in un dio. Ma Glauco, una volta acquisita l’immortalità, cambia. Attratto dalla ninfa Scilla, abbandona Circe.

È uno dei momenti decisivi del romanzo, perché Circe scopre quanto possa essere ambiguo il potere. Il suo tentativo di salvare ciò che ama si trasforma in una tragedia. Accecata dalla gelosia, Circe usa la magia contro Scilla e la trasforma nel mostro marino che conosciamo dalla mitologia.

Questo episodio è importante anche perché Miller non costruisce una protagonista innocente. Circe commette errori, agisce per rabbia e desiderio, provoca dolore. La sua evoluzione non consiste nel passare dalla cattiveria alla bontà, ma nell’imparare a riconoscere le conseguenze delle proprie azioni.

L’esilio e la nascita di una donna libera

Per aver utilizzato la magia contro una ninfa, Circe viene esiliata sull’isola di Eea. Quello che dovrebbe essere il momento della sua punizione diventa invece il momento della sua emancipazione.

Eea è inizialmente un luogo di solitudine. Circe deve imparare a procurarsi il cibo, costruire la propria casa, conoscere le piante e difendersi. Ma proprio questa solitudine le consente di diventare ciò che non avrebbe mai potuto essere all’interno della corte di Elios.

La protagonista studia la magia e acquisisce progressivamente un controllo sempre maggiore sulle proprie capacità. L’isola diventa il laboratorio nel quale Circe si trasforma: da ragazza insicura e bisognosa di approvazione diventa una donna consapevole del proprio potere.

Ed è qui che il romanzo introduce uno dei suoi temi più forti: il rapporto tra potere femminile e paura.

Gli uomini che arrivano sull’isola non vedono Circe come una persona da conoscere, ma come una creatura da possedere o dominare. Alcuni tentano di approfittare di lei, costringendola a comprendere che la propria capacità di trasformare gli altri può essere anche una forma di autodifesa. La trasformazione degli uomini in animali assume allora un significato molto diverso da quello che aveva nel racconto scolastico dell’Odissea: non è più semplicemente l’atto di una maga capricciosa, ma la risposta di una donna che ha scoperto quanto possa essere pericoloso il mondo quando una donna non dispone di alcun potere.

Ulisse: l’eroe visto da un’altra prospettiva

L’arrivo di Ulisse rappresenta uno dei momenti centrali del romanzo.

Siamo abituati a considerare Ulisse come l’eroe intelligente, astuto, coraggioso. Miller non distrugge questa immagine, ma la rende più complessa. Dal punto di vista di Circe, Ulisse è un uomo affascinante e straordinariamente intelligente, ma anche ambizioso, orgoglioso e profondamente legato alla propria idea di gloria.

Il loro rapporto è intenso perché nasce da una forma di riconoscimento reciproco. Ulisse comprende che Circe non è una creatura da sottomettere facilmente; Circe, dal canto suo, riconosce nell’eroe una mente capace di comprenderla.

Ma il loro amore non viene idealizzato. Circe comprende che amare Ulisse significa anche confrontarsi con i suoi limiti, con la sua sete di fama e con il suo bisogno di tornare a essere l’eroe celebrato dagli uomini.

È significativo che Miller scelga di raccontare Ulisse non dal punto di vista della sua avventura, ma da quello delle persone che subiscono le conseguenze delle sue azioni. L’eroe dell’epica diventa così un uomo reale, con le sue contraddizioni.

Penelope: oltre la moglie fedele

Uno dei meriti maggiori del romanzo è la rilettura dei personaggi femminili.

Penelope, nella memoria scolastica, è soprattutto la moglie fedele che attende il marito per vent’anni e che, attraverso la famosa tela, riesce a rimandare le nozze con i pretendenti. Miller conserva questa dimensione, ma la amplia enormemente.

Penelope è intelligente, prudente, capace di osservare e comprendere gli altri. Non è semplicemente la donna che aspetta: è una donna che deve governare la propria casa e proteggere se stessa e il figlio in assenza del marito.

Il rapporto tra Penelope e Circe è particolarmente significativo perché mette in contatto due figure apparentemente opposte. La prima è stata consegnata alla tradizione come simbolo della fedeltà coniugale; la seconda come simbolo della seduzione e della trasgressione. Miller mostra invece che entrambe sono donne che hanno dovuto trovare un modo per sopravvivere in un universo dominato dagli uomini.

Telemaco e Telegono: due figli, due eredità

La parte finale del romanzo introduce con particolare forza il tema dell’eredità.

Telegono, figlio di Circe e Ulisse, cresce sull’isola di Eea. È un ragazzo inquieto, desideroso di conoscere il padre e di scoprire il mondo al di là dell’isola. Il suo viaggio verso Itaca porta a una delle svolte più tragiche del romanzo e collega direttamente la storia di Circe alla tradizione dell’Odissea.

Telegono, però, non è soltanto un personaggio funzionale alla trama. Attraverso di lui Miller esplora il rapporto tra genitori e figli e la difficoltà di proteggere qualcuno senza impedirgli di vivere.

Anche Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, assume un nuovo significato. Cresciuto all’ombra di un padre diventato leggenda, deve confrontarsi con l’immagine dell’eroe che gli è stata imposta. In questo senso, Telemaco e Telegono sono due giovani uomini chiamati a fare i conti con la stessa figura paterna, ma attraverso esperienze completamente diverse.

Medea, Scilla e le altre donne del mito

Miller amplia il proprio discorso anche attraverso le figure femminili che appartengono alla stessa costellazione mitologica.

Medea è una presenza importante perché, come Circe, è una donna dotata di poteri magici. Ma rappresenta una possibilità diversa: il potere femminile può diventare vendetta, distruzione, rabbia. Circe riconosce in lei una parte di sé e, allo stesso tempo, ciò che potrebbe diventare se lasciasse che il dolore governasse completamente le sue azioni.

Scilla, invece, è una delle figure più tragiche. Nel mito la conosciamo soprattutto come mostro marino, ma Miller recupera la donna che esisteva prima della trasformazione. La sua storia dimostra quanto facilmente una donna possa essere trasformata dalla narrazione mitologica da persona a mostro, perdendo la propria individualità.

Questa operazione è uno degli aspetti più interessanti di Circe: Miller non si limita a dare voce alla protagonista, ma modifica la prospettiva sull’intero universo femminile della mitologia.

Una mitologia raccontata dagli uomini

È proprio questo il punto nel quale il romanzo acquista una dimensione più ampia.

La mitologia che abbiamo studiato a scuola è straordinariamente ricca, ma spesso ci è arrivata attraverso una prospettiva prevalentemente maschile. Abbiamo imparato a conoscere Achille, Eracle, Perseo, Teseo, Ulisse. Le donne, invece, sono spesso rimaste legate a una funzione: Arianna è quella che offre il filo a Teseo; Penelope è la moglie fedele; Medea è la donna vendicativa; Elena è la causa della guerra; Circe è la maga.

Miller rompe queste definizioni.

Le sue donne non sono più semplicemente “la moglie di”, “la madre di”, “l’amante di” o “la maga che ostacola l’eroe”. Sono individui con desideri, paure, errori e contraddizioni.

Il vero potere femminile di cui parla il romanzo non è dunque soltanto la magia. È la capacità di definire se stesse.

Circe è potente perché impara a non dipendere dallo sguardo degli altri. La sua evoluzione passa attraverso il dolore, l’isolamento, la maternità, l’amore e la perdita. La sua forza non è spettacolare: è una conquista lenta, interiore.

La scelta della mortalità

La conclusione del romanzo rappresenta il compimento di questo percorso. Circe decide di rinunciare all’immortalità e di diventare mortale.

È una scelta apparentemente paradossale: perché una dea dovrebbe desiderare la morte?

Per Miller, però, la mortalità rappresenta la possibilità di cambiare. Gli dèi sono eterni, ma spesso immobili, incapaci di imparare davvero dai propri errori. Gli uomini, proprio perché sanno di dover morire, possono attribuire valore al tempo, alle relazioni e alle proprie decisioni.

Circe sceglie quindi la mortalità non perché rifiuti il proprio potere, ma perché finalmente è libera di scegliere quale vita desiderare.

La sua trasformazione più importante non è quella che compie sugli altri attraverso la magia. È quella che compie su se stessa.

Conclusione

Circe è un romanzo che nasce dal mito ma parla soprattutto del presente. Attraverso una scrittura ricca e fortemente evocativa, Madeline Miller prende una figura che la tradizione aveva relegato al ruolo di antagonista e la trasforma nella protagonista della propria storia.

Il grande merito del libro sta nel non presentare Circe come una vittima innocente. È una donna che sbaglia, che ama male, che agisce per gelosia, che ferisce e che impara. Proprio per questo appare autentica. La sua forza non consiste nell’essere perfetta, ma nella capacità di trasformare le proprie ferite in consapevolezza.

Miller ci invita così a rileggere la mitologia con uno sguardo diverso. Forse non abbiamo studiato storie false; abbiamo studiato storie incomplete. Abbiamo ascoltato a lungo la voce degli eroi e troppo poco quella delle donne che li circondavano.

Circe, allora, non è soltanto la maga che trasforma gli uomini in animali. È la donna che, dopo essere stata definita dagli altri per tutta la vita, decide finalmente di definire se stessa.

Ed è proprio in questa conquista della propria voce che risiede la vera magia del romanzo.

Giorgia Renna
Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne all’Università Gabriele D’Annunzio a Chieti e la laurea magistrale in Italianistica e culture letterarie europee all’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Da sempre appassionata di letteratura e divulgazione culturale
.

Navigazione articoli

← Festival dei Libri di Brisighella – L’intervista con Anna Borsarelli
Isabella Paola Stoja – Gli specchi interi sono tutti uguali →

Contatti

Per saperne di più o inviarci le vostre proposte scrivete a in**@****************er.com

Ascoltiamo le proposte di tutt*, anche se siete astemi e non fumatori.

Social

Privacy Policy

©2026 The Bookish Explorer