Pulsioni, incubi e cieca obbedienza: Brian Evenson porta sulla pagina il lato oscuro della fede
Una cittadina, un prevosto dall’aria innocua tormentato dai suoi incubi che lo portano al peccato. O almeno è questo il modo in cui li descrive al suo terapeuta, solo incubi. Si apre così Il padre della menzogna, il nuovo romanzo conturbante di Brian Evenson, edito da nottetempo.
Ovviamente poi niente è come sembra e i pensieri del prevosto Fochs iniziano ad avere inquietanti similitudini con ciò che accade ai ragazzi della cittadina, compreso l’omicidio di una giovane che all’improvviso sconvolge gli abitanti. Il terapeuta di Fochs inizia a dubitare del prevosto, ma ben presto si scontrerà con le alte cariche della Chiesa del Sangue dell’Agnello, concentrate a mantenere la facciata di rigore con i propri devoti. Mentre Feshtig, lo psicoanalista, cerca di mantenere saldi i propri principi, Fochs cade sempre più giù nella sua spirale di allucinazioni e deliri oscuri.
Evenson sembra attingere a casi di cronaca reali per costruire un personaggio, ma soprattutto una congrega, oscuro e fatto di cieca obbedienza, di traumi mai curati e di segreti e menzogne che non devono venire alla luce, a nessun costo. C’è certamente una parte di denuncia in questo romanzo, ma ancor più prominente è il senso di impotenza che emerge davanti a tanto male e tanta mal interpretazione di che cos’è la fede.
La lettura de Il padre della menzogna non è semplice, la perversione e l’inquietudine traboccano da queste pagine ma allo stesso tempo è una lettura da cui non si può sfuggire, perché è necessario guardare in faccia e affrontare le oscurità che si celano dentro ognuno di noi, anche dentro gli insospettabili e gli intoccabili. Brian Evenson si dimostra un maestro del perturbante e un ottimo indagatore delle tenebre della mente.
Stefania Grosso
