Un emozionante viaggio dentro una terra di confine, fatta di resistenza e tradizioni
Il figlio della lupa, edito da Bottega Errante Edizioni, ci porta a Čepovan, paese sloveno di confine, per riportare alla luce una storia forse fin troppo dimenticata: l’occupazione fascista nei territori sloveni.
Prendendo spunto da fatti e persone reali, Anton Špacapan Vončina e Francesco Tomada creano un mondo sospeso tra la ferocia dell’occupazione e la sicurezza delle tradizioni, tra il mistero delle leggende sussurrate e la violenta realtà che si abbatte sulle vallate slovene al confine con l’Italia.
A Čepovan sono in arrivo nuovi comandanti e con loro portano regole più rigide: vietato della lingua slovena, coprifuoco e un’attenta osservazione degli atteggiamenti sovversivi (con conseguente punizione). Ma non tutti ci stanno. Non tutti vogliono rinunciare alla propria libertà. Ed è così che prende vita una vicenda che mescola fatti storici e leggende, mettendo tutto in discussione, compreso le credenze e i valori di ognuno. In un finale vorticoso, che assomiglia a un grido disperato ma libero, tutti faranno i conti con il proprio dolore. Ne usciranno vincitori e vinti, ne uscirà un sogno di resistenza, un sogno che fortificherà i ragazzi protagonisti di questa storia.
Il figlio della lupa è un romanzo coraggioso, un romanzo sul coraggio e sulla forza di un paese contro l’invasore. Allo stesso tempo è un libro delicato, che esplora i rapporti delicati tra padre e figlio, tra amici, tra compaesani e tra rivali. Un romanzo che porta indietro nel tempo eppure sembra un monito perché la storia e i soprusi non si ripetano, insegnando come contrastarli. Un romanzo a tratti onirico, fiero, che non smette di pulsare anche quando si è chiusa l’ultima pagina.
