Alla scoperta delle poesie rurali e nostalgiche di Luigi Palazzo
Luigi Palazzo consegna la lettore una silloge poetica, pubblicata da PeQuod, che ripercorre, con un velo di nostalgia, i tempi passati, una ruralità autentica, ricordi legati per sempre all’anima del poeta.
Ci parla di nonni e rivoluzioni, di funerali, dei giovani liceali di Lecce e dei cori liturgici. Ci porta in un mondo che esiste davvero, non solo nella memoria di un poeta.
Mio nonno aveva un fratello
che giocava alla Rivoluzione
e un giorno strappò dalla porta
l’unica di casa
uno stipite di legno e tarme
e ci inchiodò una tovaglia, rossa,
l’unica di casa […]
Lo fa con un linguaggio diretto, acuto, che trascende il tempo e lo spazio e arriva dritto al cuore.
Nella seconda parte della silloge Pietre e miraggi invece, Luigi Palazzo da vita a brevi componimenti, piccole finestre sulla sua anima, sprazzi di un mondo interiore che unisce vivacità e dolore.
La goccia
rimbalza sull’acqua
come un tuono,
nei giorni insecchiti.
Nell’acqua
cerco l’atomo.
Una lettura che non da scampo, versi che colpiscono in fondo all’anima, e sospendono il tempo, lasciando soli i sentimenti.
Stefania Grosso
