Una casa modesta, una famiglia spezzata e traumi nuovi e vecchi che affiorano: Aline Bei ci porta nella famiglia di Margarida e Laura
Una vita tranquilla, segnata dai pochi soldi che Margarida racimola leggendo la mano, mentre la nipote, Laura, va a scuola e scopre la vita. È questo il mondo che ci presenta Aline Bei con Una delicata collezione di assenze, edito da La Nuova Frontiera.
Il ritorno a casa di Filipa, la madre di Margarida, porta scompenso nella quotidianeità delle due. Mentre Laura cerca di scoprire il segreto della bisnonna, di immaginare la sua vita e quella della propria madre, Glória, che l’ha abbandonata, Margarida affievolisce il rancore che prova per la madre e cerca di rintrecciare quel rapporto. E Filipa dal canto suo aspetta, osserva, continua a pregare per la figlia, la nipote e la pronipote. E anche per Camilo, l’uomo che entra ed esce di casa, in una relazione taciuta con Margarida.
In queste giornate sospese, con cambiamenti in arrivo, Laura cresce, scopre il suo corpo, litiga e desidera le sue amiche, l’approvazione, ricerca il ricordo di sua madre. Margarida sente la nipote allontanarsi, eppure sa che fa parte della crescita, spera solo che non seguirà la pulsione di famiglia, quella di scappare. Non sa che però la ragione di questa voglia di fuggire è più vicina di quanto sembra, nascosta in casa.
Aline Bei tratteggia le donne protagoniste di questo romanzo con delicatezza, in un gioco di vedo e non vedo. Lo fa sia con chi è presente, sia con chi è assente. Racconta la crescita e i traumi che coinvolgono tutte e tre le donne con una voce poetica, lo fa attraverso silenzi spezzati, che piano piano squarciano il segreto inconfessabile e mostrano senza paura quanto bene si nasconda la violenza. Uno stile asciutto, fatto di frammenti e discorsi lasciati sospesi. Inserisce dettagli, una farfalla, sintomo di un ricordo pauroso, altri oggetti comuni, dove la morte si insinua comunque.
Doloroso ma sincero, Una delicata collezione di assenze è un romanzo che espone vuoti e tragedie, sofferenze e lontananze con uno sguardo intimo e poetico, che non lascia scampo e intrappola il lettore nei corpi e negli spazi dei personaggi di Laura, Margarida e Filipa.
Stefania Grosso
