Tra ricerca del proprio passato e della propria identità, la protagonista di Città che ride scoprirà segreti e amore inconfessabili
Shiva è una ragazza queer, alla ricerca del proprio posto nel mondo, lontano da una famiglia zeppa di segreti: è questa la prima impressione che abbiamo della protagonista di Città che ride, il romanzo d’esordio di Temim Fruchter, in libreria per Mercurio Books.
Shiva è in bilico, ancora in lutto per la morte del padre, incastrata in un rapporto non semplice con la madre, appena rientrata nel mondo universitario per inseguire un’ossessione proveniente dal folklore yiddish e in rotta con la sua ragazza. Più si addentra nei misteri della sua famiglia più Shiva si avvolge e penetra nel mondo del dibbuk, spirito senza tempo e anche opera dell’autore oggetto della sua tesi, An-ski.
Ed è proprio inseguendo spiriti e passato che Shiva si ritrova in Polonia, dove giungerà a Ropshitz, piccolo paese da dove provengono le sue antenate, e luogo forse che racchiude la chiave di tutto, di Shiva, di sua madre ma anche di Syl, la nonna, e Mira, la bisnonna. In queste donne si racchiudono risate, speranza, ma anche profonde ferite, e un amore così grande che trascende il tempo e lo spazio.
Perché nella vita delle donne Margolin c’è anche un pizzico di magia, di soprannaturale, che le proteggerà ma la tempo stesso le allontanerà da se stesse. Sarà Shiva a riunire i fili della famiglia e della sua identità, tornando dal viaggio piena di una nuova coscienza e libertà.
Temim Fruchter in Città che ride travolge il lettore con un linguaggio sinuoso, che mescola modernità e tradizioni, come la trama stessa, che unisce la fluidità delle identità dei personaggi e la rigidità di un mondo che non esiste più. Strati su strati, pezzi di puzzle e storie che si incastrano, ridando vita e leggerezza all’anima e agli amori delle donne Margolin.
Un libro multiforma, capace di scaldare come un abbraccio, ma anche di lasciare un retrogusto di morte e prigionia. Un libro da leggere tutto d’un fiato, per lasciarsi trasportare nei vari livelli temporali e interpretativi.
Stefania Grosso
