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Jinwoo Chong Flux recensione

Jinwoo Chong – Flux

Posted on 7 Gennaio 20256 Gennaio 2025 by Stefania

In un continuum temporale, in frammenti di passato e futuro, il protagonista di Flux farà i conti con i suoi desideri e i suoi traumi

Bo perde la madre, Brandon perde il lavoro e Blue ha perso la voce, e forse anche tutte le speranze. Vivono in tempi diversi, ma sono la stessa persona. Sono slegati ma al tempo stesso legati dal ricordo e dal trauma. Jinwoo Chong costruisce su questo gioco di specchi la sua narrazione che sfonda i confini temporali, lasciando il posto ad alterazioni e tanto amaro in bocca.

Partiamo dal principio. Manca poco a Natale, e per uno stupido incidente, per una distrazione, Bo perde la madre. Evento che sarà il trauma cardine di tutta la sua esistenza. Vent’anni dopo troviamo Brandon, appena licenziato e emotivamente incapace di gestire la sua vita, che continua a rivedere in loop vecchie cassette di un poliziesco, unico legame con il padre. Passano altri anni e incontriamo Blue, senza voce, senza speranza, ma alla ricerca di ricordi e verità. Blue è infatti la chiave per comprendere Flux, la start up rivoluzionaria che ha prosciugato la vita di molti inseguendo un sogno irrealizzabile.

Bo, Brandon e Blue sono la stessa persona, sono lo stesso ragazzo traumatizzato dal lutto, dalla vita moderna, dal consumismo. Sono la stessa persona, alla ricerca di un passato che non esiste più, dove tutto era più semplice, ovattato, e il dolore era presente solo in uno sceneggiato televisivo.

Jinwoo Chong in Flux apre le porte del tempo, letteralmente, lasciando che i ricordi vaghino nel tempo e alterino la personalità del protagonista. Protagonista vittima della start up e al tempo stesso vittima dei suoi stessi desideri, quello di riavvolgere quell’unico istante che ha cambiato la sua vita per sempre. Ovviamente è un’illusione, come l’idea di un’energia che non si esaurisce mai. Per Blue sarà solo uan via di fuga che lo trascinerà a fondo, fino ad abbandonare tutto.

Flux, pubblicato da Minimum Fax, è un libro che usa il fantastico, la fantascienza, per affrontare il dolore, il trauma di un bambino e della sua famiglia. Affronta anche le illusioni e le vie di fuga che cerchiamo quando il dolore ci travolge, rendendoci in capaci di razionalizzare. Jinwoo Chong inoltre inserisce, attraverso la serie anni Ottanta e i suoi protagonisti, una riflessione su ciò che significa essere straniero e rappresentato e visto dall’altro, sui rapporti di potere e sull’idealizzazione che tutti noi facciamo di ciò che ci fa sentire bene.

Un libro doloroso, che parla al cuore e ci fa vivere sospesi, tra lacrime e ricordi.

Stefania Grosso

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